La quarantena

La fase 1 dell’emergenza sanitaria è alle spalle e, chi prima e chi dopo, ognuno di noi sta prendendo le misure con la fase 2, che ci porta nuovamente a uscire di casa e a riprendere, anche se non come prima, le nostre vite.

Io sto ancora lavorando in modalità smart working, quindi la mia quotidianità è rimasta sostanzialmente invariata. La mattina la sveglia non suona da oltre due mesi, ma quella biologica mi porta ad aprire gli occhi piuttosto presto. Meditazione, colazione e poi una passeggiata in spiaggia con Ninja, la mia cagnolona.

All’inizio non si poteva andare in spiaggia e vedevamo il mare da lontano camminando sulla strada. Adesso, invece, possiamo camminare in riva al mare. Con il passare delle settimane sono cambiati gli odori che ci accompagnano mentre attraversiamo la via di casa: prima il glicine, poi il pitosforo, adesso il gelsomino in piena fioritura che riempie l’aria del suo profumo dolce e intenso.

Stamattina mentre camminavo in riva al mare mi sono tornate in mente le “passiate” di Tindara al porto di Levante che l’hanno portata a scoprire “che non ci sono un’alba o un tramonto uguale all’altro: il colore del cielo e delle nuvole che lo attraversano, gli odori provenienti dalle barche ormeggiate, i rumori del porto sembrano ogni volta diversi e ogni singolo giorno questo mi regala sensazioni con sfumature uniche.”

Mentre camminavo e percepivo l’odore dell’aria, guardando il colore del mare e del cielo mi sono resa conto che stavo sperimentando proprio quello che avevo scritto con la voce narrante di Tindara e ho pensato che, pur abitando al mare da oltre quindici anni, non ne avevo mai avuto una percezione così chiara.

Il tempo per osservare

Cosa ha fatto la differenza? Mi sono chiesta. Perché me ne rendo conto solo adesso? E credo che la risposta sia: il tempo. Prima del lockdown non avevo mai avuto l’opportunità di fare tutti i giorni per tante settimane di fila una passeggiata al mare come Tindara. Soprattutto oggi posso farlo la mattina presto, quando la mente non si è ancora buttata a capofitto nelle attività della giornata, quando la natura intorno si sta risvegliando e tutto è ancora calmo.

Ci sono mattine in cui il cielo e il mare sono di un blu intenso e l’aria così è tersa e pulita che il porto di Capolinaro verso nord e i ruderi di Torre Flavia verso sud sembrano vicini. Ci sono giorni in cui il mare sembra completamente immobile, altri in cui è leggermente increspato, altri ancora in cui le onde si susseguono accavallandosi una sull’altra. Alcune mattine il vento soffia da terra portando il profumo delle tamerici, altre soffia dal mare riempiendo l’aria di salsedine.

Oggi il cielo era nuvoloso, sembrava avere lo stesso colore del mare, un vento leggero increspava portava le piccole onde ad accarezzare  il bagnasciuga. Mentre le osservavo ho praticato il “respiro dell’oceano” che mi ha insegnato il mio amico Francesco Marziano in una delle nostre pratiche di yoga via zoom: inspiro in quattro tempi, trattengo uno, espiro in quattro, trattengo a polmoni vuoti.

Tutto questo in tempi “normali” non sarebbe stato possibile perché a quell’ora sarei stata sul treno o in mezzo al traffico in direzione dell’ufficio.

Il tempo per praticare

Un’altra cosa a cui posso dedicare molto più tempo è la pratica dello yoga, online naturalmente: con la mia insegnante Marta Grechi, con Francesco e con altri amici yogini. Oggi posso permettermi quasi quotidianamente questo appuntamento, senza arrivare trafelata dopo mille corse come facevo prima.

Anche la mia amica Alessandra in questo periodo ha finalmente trovato il tempo di praticare yoga : voleva farlo da tanto, ma nelle sue giornate frenetiche in cui si divideva tra il lavoro e la cura dei suoi due figli non c’era spazio per la cura di sé. Adesso lo ha potuto fare e, come è successo a me tanto tempo fa, si è innamorata di questa pratica meravigliosa.

Il tempo per prendersi cura

Il lockdown mi ha dato anche tempo per prendermi cura: della mia famiglia, di me stessa, della casa, delle amicizie. Credo davvero, come dice Francesco a Luca, che “Per nutrire il nostro spirito serve il giusto tempo, ma il tempo sembra non bastare mai. Eppure dovrebbe essere questo il nostro bisogno primario: elevare la nostra anima, cercare risposte, scambiare esperienze, leggere, studiare, ascoltare musica, apprezzare l’arte, vivere seguendo un ritmo più naturale, a contatto con gli elementi fondamentali della natura, la terra, l’aria, l’acqua.”

Il tempo che vorrei

Quello di cui parla Francesco è il tempo che vorrei.

Sentendo che non mi bastava mai, ho sempre pensato che il tempo fosse una risorsa preziosa. Ora che ho assaporato cosa significa averne di più ne sono ancora più convinta.

Mi piace fantasticare immaginando un mondo in cui il detto “il tempo è denaro” sarà sostituito dal detto “il tempo è vita” e uno degli obiettivi della società sarà far sì che tutti abbiano il tempo necessario per nutrire il proprio spirito e dedicarsi alle persone importanti della loro vita.

Nel mondo che vorrei c’è molto altro, naturalmente, ma questa riflessione richiederebbe decisamente più spazio.

Quello che mi domando è: serviva una pandemia per darci questo tempo? E soprattutto, una volta passata l’emergenza ci avvicineremo a questo modello o torneremo indietro alle vecchie folli corse?